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DI SURREALISMI E VISIONI ALTERATE - Fabiana Belmonte (pittura)


ARTISTA:
Non amo le biografie classiche, quegli elenchi autoreferenziali dove si fa una lista di tutte le mostre, concorsi e pubblicazioni, e dove si parla in terza persona. Una biografia è un breve riassunto di una vita e non può essere ridotto ad un elenco. Vi parlerò – invece – di me, della mia passione per l’arte e di quello che essa rappresenta.
Ho imparato a disegnare ancor prima di saper scrivere, quando mio padre cercava di insegnarmi l’anatomia delle mani, cosa difficilissima per una bambina di 5 anni. Ma a me piaceva e mi impegnavo al massimo, anche se con scarsi risultati all’epoca.
Non ho voluto frequentare l’Istituto d’Arte da ragazzina (unica scuola ad indirizzo artistico a Potenza, ai miei tempi) perché ho sempre avuto la certezza che per fare arte si necessiti di una certa cultura personale e non solo di qualcuno che ti insegni ad usare le varie tecniche. Quindi optai per il Liceo Scientifico, con risultati alquanto disastrosi a causa del mio spirito ribelle e per nulla incline alle regole. Ma amavo studiare, conoscere, e quindi tra una sospensione ed un 7 in condotta, alla fine riuscii a diplomarmi.
Subito dopo partii per Londra, dove cominciai a dedicarmi alla fotografia, ho frequentato un paio di corsi lì ed è una passione che ancora oggi porto avanti, e quella che di sicuro mi ha regalato più soddisfazioni e riconoscimenti anche a livello internazionale.
Dopo Londra mi trasferii in Spagna, ho viaggiato molto in quel periodo, poi decisi che volevo provare a laurearmi all’Academia de Bellas Artes di Valencia e ci riuscii nel 2007.
La fotografia l’ho sempre vista come una sorta di ‘’appendice’’, che si è aggiunta ma che non è nata con me. Per la pittura, invece, è tutt’altra storia, è nata con me, fa parte di me, come una gemella siamese silenziosa ma onnipresente.
C’è una forte assonanza tra la mia pittura e la mia fotografia: entrambe parlano di luoghi che non esistono, di universi capovolti e di sensazioni viscerali, entrambe possono mostrare scene coloratissime e surreali, ma sono al tempo stesso cupe e fortemente introspettive, e questo accade perché io tendo a creare nei miei periodi di maggiore stress. La pittura ed il disegno soprattutto, sono la mia valvola di sfogo personale: le mie scene surreali sono solo la personificazione di uno stato d’animo, e quanto più elaborate risultano tanto più lo stress era maggiore. Ogni pennellata, ogni tratto con pennino e china hanno un significato profondo, sono una trasposizione di un momento in cui diventava forte la necessità di buttare fuori quello che mi affliggeva dentro. Non esiste un messaggio contemporaneo nelle mie opere, non tratto temi di attualità se non quelli che mi colpiscono profondamente e non mi occupo di arte concettuale tanto amata dai galleristi: nelle mie opere vedrete solamente me ed i miei mondi distopici, dove gli uccelli sono di carta e dove si respira sott’acqua. Dipingo su tutto quello che mi capita: tele, carta riciclata, pezzi di compensato avanzati da una ristrutturazione, amo l’olio ma anche la china e l’acquerello. Ho iniziato con lo stile figurativo, ma lo considero un esercizio, quindi man mano ho cercato di creare un mio stile personale e riconoscibile, ‘’liquido’’ come mi piace definirlo; liquido come i miei pensieri.
Le mie opere pittoriche sono state premiate durante vari concorsi, tra cui la Biennale di Salerno e quella di Buenos Aires, ma non sono state esposte spesso perché sono tutte di proprietà di collezionisti privati che le hanno acquistate e che sono soliti acquistare quasi tutte le mie opere.
Le mie opere fotografiche, invece, sono state esposte ovunque in Italia ed all’estero, dalla Cina agli Stati Uniti, sono state pubblicate su cataloghi e riviste di settore hanno vinto concorsi e Biennali ed alcune sono diventate copertine di romanzi o di album musicali.
DI SURREALISMI E VISIONI ALTERATE è una piccola mostra che non ha un vero filo conduttore: è più che altro un insieme di opere realizzate o commissionate negli ultimi due anni. Hanno tutte in comune atmosfere surreali e vagamente distopiche, alcune opere presentano un uso del colore eccessivo unito ad un tratto “liquido”, poco rassicurante: i soggetti non ci appaiono mai positivi ma al contrario piuttosto cupi ed emotivamente tesi, in netta contrapposizione con le scelte cromatiche. Al contrario altre opere realizzate in bianco e nero mostrano scene meno tese e leggermente più rilassate.
Tutte le opere hanno carattere fortemente personale ed introspettivo e nascono dal bisogno di esternare sotto forma simbolica sentimenti e sensazioni dell’autrice.