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CROWD - Gerardo Cibelli (pittura)


''Un vaso delimita un vuoto e un vuoto può avere infinite forme''

GERARDO CIBELLI

Pittore e scultore ceramista nato a Salerno, vive e lavora a Napoli. Dal 1984, anno del suo primo lavoro su tela, ha sempre lavorato costantemente nell'ambito della ricerca di un utilizzo originale dei mezzi tecnici d'espressione, quali il disegno, l'incisione, la pittura ad olio, etc. cercando di arricchire, con elementi già eterogenei alla prassi pittorica, le possibilità tecniche, proprie di ogni segmento creativo, con l'intento di forzare e ricavare modi d'espressioni inconsueti e spiazzanti.
Dopo un apprendistato di paesaggista, tipica tra i pittori paesaggisti del napoletano che lo portano a ricreare le strade del suo luogo natio, ormai scomparso da continui abusi edilizi, servendosi di vecchie cartoline anni 30 e 40, operazione di un nostalgico e ossessionante ricordo di proustiana memoria, alla fine degli anni 80 viene enormemente influenzato dalla pittura di Sironi, nascono così paesaggi con uno straordinario uso dell'impasto pittorico che di li a poco lo condurranno ad una nuova stagione pittorica piena di riferimenti della pittura informale (Burri, Fautrier, Dubuffet) con una serie di tele intitolate ''Origini'' dove la materia pittorica ormai ha investito l'intera superficie della tela e dove la forma si riduce semplicemente ad una protocellula e null'altro.
Nel 1988 in una mostra dal titolo ‘’Tre pittori al Teatro A’’ si avvicina al teatro contemporaneo. Assiste a numerose piece teatrali (Kantor, Barba, DeBerardinis, etc.) lasciandogli un segno indelebile nella sua ricerca pittorica e teatrale. Con le performance ‘’Il Sogno dell'Uovo’’ e ‘’Mystery’’ si cimenta nel teatro come autore e attore.
Il suo proverbiale rifiuto per ogni forma abitudinaria e accomodamenti stilistici soprattutto nell'ambito creativo della pittura ma anche esistenziali e dopo aver sondato la terra con tutta la sua ‘’gravità’’ iniziano gli anni cosiddetti mistici, la sua pittura diventa ‘’leggera’’, la materia lascia il posto ad una metafisica religiosa, i suoi riferimenti non saranno solo i Pitagorici, Platone e i Neoplatonici ma anche tutte le figure dei santi mistici da Rumi a Nagarjuna, da Chuang-tzu ai cabalisti medievali.
Sono gli anni 90 la pittura incontra la religione. Miniature, simboli, mantra, caratterizzano la sua produzione artistica. I lavori diventano elementi, lettere di un alfabeto ‘’ebraico’’ che a secondo dell'uso combinatorio di accostamenti creano linguaggi esoterici che schiudono nuovi orizzonti conoscitivi. Geometrie, maschere di ignote divinità, giaculatorie segniche popolano un modesto quanto suggestivo studio in aperta campagna, dove come uno sciamano cercava di curarsi da un viaggio così avvincente ma anche estremamente pericoloso come lo sono tutte le religioni.
Nel 1993 l'incontro con l'artista e ceramista Ugo Marano segna il suo ingresso nel fantastico mondo della ceramica. ‘’Un vaso delimita un vuoto e un vuoto può avere infinite forme’’ è stato questo il suo principio generatore che lo porta in cinque anni di intenso lavoro a creare centinaia e centinaia di forme diverse con tutte le tecniche che la ceramica dispone, dalla maiolica all'ingobbio, dai lustri al gres salato. Il contatto con la materia argillosa gli fa perdere le ali della metafisica e come un novello Icaro si ‘’salva’’ per essersi avvicinato troppo vicino al sole. Durante la sua caduta frammenti di opere costellano il suo studio arricchendosi di nuove ed interessanti modi pittorici.
Sempre teso verso il nuovo e mai soddisfatto della propria ricerca intrapresa sono i fattori determinanti dei continui spostamenti di traiettorie che ad un primo sguardo poco attento possono indurre a considerare l'opera del Cibelli come priva di uno stile riconoscibile continuamente fuorviante.
Alla fine degli anni 90 tiene due corsi estivi di ceramica e pittura per bambini. Apprende da loro il gesto senza scopo, l'immotivato che irrompe e stravolge le coordinate visive del mondo adulto.
Esperienza ricca di stimoli che lo portano al collages a ''dipingere con cartoncini e carta colorata'', all'uso di fogli già dipinti dai bambini in un sapiente raccordo di linee e forme ‘’ready-made’’. Il suo amore per la tecnica e i mestieri artigianali si concretizza agi inizi del nuovo millennio in un laboratorio di falegnameria attrezzato per la realizzazioni di telai, tele e cornici, l'opera diventa anche il suo ‘’supporto’’.
Tra il 2003 e il 2004 lavora ad un opera dal paradossale titolo ‘’Moving’’ composta da 21 tele dove l'uso di toni di grigio e celesti devono rendere la particolare atmosfera sognante dell'alba, ‘’in quel momento la notte incontra il mattino, profonda notte ma già primo mattino’’
Nell'estate del 2005 è presente nella galleria Artsplace di Amsterdam con il lavoro Masks ,opere degli anni 90 ma presentate in video, realizzazione a 3D con software ‘’dark basic’’. Iniziano le letture deleuziane in particolare viene colpito dalla lettura della ‘’Logica della Sensazione’’ introducendo nella sua pittura quel tendere verso una forma ma mai pienamente realizzata quel ‘’divenire altro’’ colto nel momento della sua indiscernibilità. ‘’Una forma è più forme simultaneamente’'.
Dal 2007 al 2014 dopo un anno trascorso a Montreal (Canada) si trasferisce e Londra dove conosce e frequenta la più importanti e prestigiose gallerie d'arte contemporanee al mondo (Sadie Coles, Lisson Gallery, White Cube etc.) sviluppando una sensibilità artistica che lo porteranno a realizzare centinaia di lavori come un unica ‘’variazione sul tema’’, la moltidudine degli uomini invadono lo spazio creativo, dando vita ad un percorso originale e sempre pronto a una nuova ed inaspettata strada pittorica.

Le sue opere sono presenti nelle più prestigiose collezioni pubbliche e private.

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