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4 settembre, 2015


LE MOSTRE

IN-LAB - Marco Picariello (scultura)

Poter filare dal bandolo complesso della mente e dello spirito di un artista, certo non è operazione semplice, potremmo provare a tracciare una sorta di linea guida, una piccola analisi, che troverà riscontro immediato nell’incontro con le opere qui presenti. L'Arte e l'Amore per essa, sono il fuoco principale, il nòcciolo della passione, che arde nelle azioni, nelle parole, negli occhi, ma soprattutto nel cuore dell’artista/Uomo, il quale attraverso la sapienza delle mani e del lavoro, riesce a trovare una forma atta a descrivere la possibilità, una possibilità, quella e non un’altra, tra le infinite possibilità di rappresentazione e di descrizione di un sentimento, di un concetto, di un’emozione, che sia poi la differente materia a renderne la caratteristica, questo è ancora un altro aspetto della creazione. Differenti appunto le materie con cui la sua comunicazione si manifesta, dall’umida argilla agli smalti, ai pigmenti degli acrilici, al gesso, al bronzo, alle matite, al nero del carboncino, da qui nasce il racconto del viaggio nelle numerose stanze dell’animo di Marco Picariello. C’è una tensione unica, non di arco, ma di nascita, di equilibrio, di cambiamento, di cinica ironia e forte espressività, di denuncia, perché l’Arte è la Voce del nostro Tempo. Le argille dei busti gridano genesi, trasformazione, con spasmi, smorfie, o ghigni beffardi e malinconici di pagliacci, o il grottesco sorridere dei mostri, o ancora silenzi da bocche spalancate in una volontà ardente, che resterà sospesa e fluttuante o cadrà nell’inascoltato. Nei dipinti invece c’è un cambio, l’Essere diviene ancora più profondo, c’è riflessione, esistenza, saudade, mai tristezza pura. Caratteristica importante dei volti di Picariello è la completa assenza di iride, paradossalmente proprio l’occhio che è lo specchio dell’anima è ritratto nella sola sclera bianca, addensando così il magma dell’animo nella scultura della superficie. L’intero animo dei soggetti ritratti si concentra nel volto, ma anch’esso in alcuni casi diventa estatico, donando verticalità all’immersione del racconto.

-- Valeriano Forte --

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